Ai Carmini - page 10

Dell’altareprecedentenonci sonomoltenotizie: si sa soloche col tempo si
eramoltodeteriorato, tanto che adun certopunto ilmarmo era stato ver-
niciato inmododa sembrare legno, probabilmenteper “confondere le idee”
e nascondere difetti e deformazioni.
Il lavoro si presentavamolto costoso in quanto comportava anche la ri-
strutturazione dell’intero presbiterio. Il progetto fu affidato all’architetto
fiorentinoSaluzzi ederaprontonel 1804: il 13agosto si poteva già firmare
il contratto per la fornitura deimarmi con le cave di Carrara. Nello stesso
periodo iniziò la demolizione del vecchio altare e si pose mano alla siste-
mazionedell’area absidale.Tuttovenne sospesocon il “terremoto”del 1810,
cioè la cacciata dei carmelitani e la loro sostituzione con il clerodiocesano.
Da questo momento in poi la Chiesa – come tutte le sedi parrocchiali,
grandi e piccole – venne amministrata da una fabbriceria (inizialmente la
stessa della precedente parrocchia di sanGiacomo) che nel corso dei de-
cenni si dimostròparticolarmente attivanell’assistenza al parrocoper lage-
stione ordinaria e straordinaria della Chiesa, come fanno testo le pile di
documenti conservati nell’ArchivioParrocchiale.
Nei primi tre anni i lavori rimasero sospesi: il parroco don Francesco
Alberti, che per più di mezzo secolo aveva retto la parrocchia di S. Gia-
como, era già molto anziano e per giunta si trovò alle prese con un “tra-
sloco” faticoso e tutt’altro che indolore. Toccò al successore don Angelo
Bonomi ripartire, mantenendo il precedente progetto che però subì alcune
modifiche sostanziali per alleggerirne sia le dimensioni che la spesa, come
attesta una lettera della fabbriceria alla RegiaDelegazione di Padova del 19
gennaio 1825:
“…Chiusa la chiesa di S. Giacomo, e soppresso il Convento dei Car-
meliti, laParrocchia venne trasportatanellaChiesadelCarmine, che amo-
tivo della particolare venerazione in cui si tiene l’immagine della B.V. ivi
collocata, si calcola come il secondoSantuariodella cittàdopo laBasilicadi
S. AntonioTaumaturgo. Entrati li Fabbriceri di S. Giacomo nella nuova
sede, ritrovaronoche ilGrandeAltare, sucui appunto si venera l’immagine
dellaB.V., era incominciatoperunanuova costruzione a cui s’eranoaccinti
quei Religiosi coi soccorsi dei devoti. Si riconobbe però, chementre da un
lato era impossibile di abbandonare l’opera nello stato in cui trovavasi la-
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I
PRIMI
100
ANNI
Prima parte
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