Nel piano provvidenziale di Dio, anche dal male può scaturire il bene e, in questo senso, riusciamo a comprendere quanto scrive Schalom Ben Chorin (in Fratello Gesù. Un punto di vista ebraico sul Nazareno. TEA, Firenze 1991, p. 230) in merito al comportamento di Giuda: "Giuda appartiene a coloro che 'affrettano la fine'. Vuole manovrare il maestro, costringendolo in una situazione in cui egli deve rivelarsi come il re degli ebrei. Dal suo proprio punto di vista l'azione di Giuda, sentita anche nei vangeli come uno scandalo necessario alla realizzazione della salvezza, non era nient'altro che il tentativo di costringere il maestro a esercitare i suoi poteri messianici". Per la tradizione ebraica, in particolare biblica, il cambiamento indotto dall'Et Ketz, il tempo della fine, è generale, universale e radicale. Non significa un miglioramento di ciò che esiste, ma la creazione di un mondo nuovo, diverso da quello esistente. In quel giorno, il Signore rovescerà i potenti dai loro troni e innalzerà gli umili, ricolmerà di beni gli affamati e rimanderà i ricchi a mani vuote. Per "affrettare la fine" bisogna, però, forzare l'avvento dell'era messianica attraverso le proprie azioni. Per certi versi, è esattamente ciò che si preparano a fare Gesù e Giuda, una volta giunti a Gerusalemme. Come tutti gli ebrei, anch'essi credevano che l'era messianica dovesse manifestarsi nel mese primaverile di Nisan, durante le festività pasquali, in cui si medita sul tema della schiavitù e dell'alienazione per giungere all'idea di liberazione del popolo ebraico, che può diventare l'occasione per una liberazione totale e definitiva di tutti i popoli. Una visione della redenzione basata sull'idea di un passaggio necessario attraverso la sofferenza e lo scontro con le forze del male. Se, infatti, le erbe amare rievocano la schiavitù, l'agnello allude alla liberazione e il pane azzimo ricorda entrambi questi aspetti. (Tratto da S. M. Zenobi, Giuda. I due volti del traditore. Edizioni Messaggero, Padova 2018, pp. 21-22)
LITURGIA DELLA PAROLA
Dal libro del profeta Isaia (Is 49,1-6)
Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all'ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: "Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria". Io ho risposto: "Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio". Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele - poiché era stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza - e ha detto: "È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della Terra".
Parola di Dio
Salmo responsoriale dal salmo 70 (71)
Rit. La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.
In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso.
Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami. Rit.
Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. Rit.
Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. Rit.
La mia bocca racconterà la tua giustizia
ogni giorno la tua salvezza
che io non so misurare.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. Rit.
Lode e onore a Te, Signore Gesù!
Salve, nostro Re, obbediente al Padre: sei stato condotto
alla croce, come agnello mansueto al macello.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-33.36-38)
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli], Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: "In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà". I discepoli si guardavano l'uno l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.
Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: "Signore, chi è?". Rispose Gesù: "È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò". E, intinto il boccone, lo preso e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: "Quello che vuoi fare, fallo presto". Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: "Compra quello che ci occorre per la festa", oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: "Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire". Simon Pietro gli disse: "Signore, dove vai?". Gli rispose Gesù: "Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi". Pietro disse: "Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!". Rispose Gesù: "Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte".
Parola del Signore